domenica 7 gennaio 2007

COVER-ART : Fear Factory, Demanufacture



Una tra le copertine più dense di significato, nonché altamente inquietante dell'intera iconografia metallica. Niente demoni, croci rovesciate o suore impalate, oramai cliché (quasi) superati in buona parte dello scibile metal, bensì qualcosa che ci tocca davvero molto da vicino. Concepita dalle menti della band stessa e dell'illustratore inglese Dave McKean e realizzata dallo stesso McKean, la cover di Demanufacture, rivoluzionario capolavoro dei Fear Factory pubblicato nel 1995, esprime in maniera alquanto semplice ma nel contempo disturbante il processo di de-umanizzazione della nostra vita quotidiana. Lo sfondo è nero profondo, come una sorta di universo senza astri in cui pare galleggiare questo “oggetto vagante”, per metà umano, per metà puro artificio. Una colonna vertebrale contenente del midollo oramai morto separa e nel contempo lega un codice a barre da una parte e delle costole umane visibilmente spezzate dall'altra. Assemblati con l'ausilio di chiodi neri, ogni elemento emette una gelida sensazione di morte, complici le fredde tonalità violacee che avvolgono la "scena". Una quasi impercettibile linea di sangue pare strisciare per una delle lame del codice. Altre lievi macchie si evincono sparse qua e la tra le barre metalliche. Un'icona raggelante e profonda che diventa vessillo del grido di protesta elevato dai Fear Factory: l'uomo tramutatosi in un duplicato di sé, in una replica senza emozioni, né pulsioni vitali, solo un numero in serie in mano alla dottrina della violenza e dello sfrenato progresso tecnologico, sgretolato dalle ideologie religiose e da quelle politiche, stritolato dalla ferocia dei mass-media. Un automa che, nonostante la sua natura umana (almeno in termini fisiologici), diventa la nuova razza dominante, livellata nel modo di pensare, agire, apparire. Un nuovo mondo per un nuovo uomo demanufatto. Proprio come i suoni che imperversano per l'intero album. Distorsioni fredde e taglienti, ritmiche martellanti, atmosfere da post-apocalisse nucleare. Non vi è traccia umana, nessun respiro, nessun battito cardiaco. Un'intelligenza artificiale che orchestra la colonna sonora di un futuro che è ideologicamente assoluto presente.

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